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Vitigno tipicamente piemontese, anzi di un’area ben delimitata che fa riferimento a Castagnole Monferrato (nella cui piazza è possibile ammirare la più grande meridiana solare al mondo dedicata al vino), il Ruchè è di origini oscure sia per provenienza sia per l’epoca della sua apparizione nell’Astigiano. La leggenda lo fa risalire ai tempi delle Crociate (sarebbe stato il vino in dotazione ai soldati di Asti recatisi in Terrasanta) o addirittura avrebbe contribuito alla
vittoria dei Longobardi sui Franchi nella battaglia di Refrancore. Secondo fonti meno leggendarie le sue origini sono francesi e precisamente della Borgogna, da cui sarebbe stato importato nel corso del 1700, ma mancano prove documentali certe. L’ipotesi di provenienza dalla vicina Francia è sorretta dall’essere in quei secoli il Paese di riferimento della viticoltura piemontese e dagli influssi della lingua transalpina sul nome, peraltro di chiara origine dialettale in tutte le versioni astigiane: Rouchet e Roche quali alternative a Ruchè. Nell’Alessandrino (dove il vitigno è coltivato in modo estremamente limitato) invece è conosciuto come “Moscatellina”.
Anche la genesi del nome è incerta: non esiste nessuna località che, anche risalendo nei secoli, abbia una denominazione riconducibile a Ruchè. Molte sono quindi le ipotesi: da quella che si richiama - in termini dialettali - a una maggiore resistenza alle malattie rispetto ad altri vitigni della zona (“ronchet” indica infatti un’infezione di origine virale), a quella che coinvolge S. Rocco in quanto il vitigno sarebbe stato introdotto nella zona da un gruppo di frati devoti a tale Santo come potrebbe far pensare una chiesa benedettina di Portacomano (uno dei comuni inseriti nel disciplinare) dedicata a S. Rocco, a quella che attribuisce il nome alla predilezione della pianta per i terreni scoscesi e rocciosi (in dialetto: “rocche”).
L’uva a frutto nero è caratterizzata da un grappolo alato (da 1 a 3 ali) e molto allungato e di dimensioni da medie a grosse, mentre gli acini di forma sferoidale sono di media grandezza con una buccia spessa e non molto pruinosa. La pianta predilige i terreni leggeri e collinari. In passato il vino ottenuto - una vera perla dell’enologia piemontese - veniva consumato prevalentemente dalle famiglie della zona (senza alcun processo d’imbottigliamento) ed era considerato il “vino della festa” anche per il sapore molto particolare. Sembrava destinato a scomparire o a restare nell’ambito locale se non avesse incontrato (anche per i vini esiste lo “stellone”) due personaggi di Castagnole Monferrato: il parroco don Giacomo Cauda (che alla fine degli anni Settanta si dedicò con grande passione alla produzione di Ruchè) e il sindaco Lidia Biancogià (segretaria della scuola d’agraria di Asti) che riuscì a ottenere la Doc. Attualmente è in esame la richiesta per ottenere la Docg.
Salvatore Longo
Zona di produzione: i comuni di Castagnole Monferrato, Grana, Montemagno, Portacomaro, Refrancore, Scurzolengo e Viarigi, tutti in provincia di Asti. Sporadicamente in aree confinanti della provincia di Alessandria.
Alla vista: rosso rubino non troppo carico con lievi riflessi generalmente violacei, aranciati con l’invecchiamento.
Al naso: intenso, fruttato e delicato con sentori di rosa e fragoline di bosco, percepibili note speziate.
In bocca: morbido, di discreta freschezza, gradevole, abbastanza armonico, buona struttura e di tannicità limitata.
Resa: max. 9 t/ha.
Titolo alcolometrico: 12% vol.
Epoca migliore per il consumo: in media tra 2 e 4 anni.
Temperatura di servizio: 16-18°C.
Vitigni: ruché, ammessa un’aggiunta massima del 10% di Barbera e/o Brachetto.
Tipologia: secco fermo.
Altre tipologie: dolce o abboccato piacevolmente aromatico con note di rosa e piccoli frutti.
Abbinamenti: piatti della cucina tradizionale piemontese a base di carni rosse e bianche, bagna cauda, finanziera, agnolotti, selvaggina, cotechino e formaggi di media stagionatura come il Castelmagno. Nella versione amabile consigliabile con i dessert e come vino da meditazione.
Riconoscimento della Doc: D.P.R. 22 ottobre 1987.
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